Corniola

la ciliegia delle colline cesenati

Corniola, un piccolo “cuore” dolce e croccante (*)

Matura a fine giugno questa varietà di ciliegia, regina della produzione delle colline cesenati, salvata dalla continua innovazione degli impianti e dall’azione di valorizzazione dell’Aproccc.


Da sempre i prodotti tipici italiani si distinguono per il loro stretto legame con il territorio. 

«Hanno provato a coltivarla anche in altri areali, ma senza successo», dice Adelmo Campana, presidente dell’APROCCC Associazione dei produttori di ciliegie delle colline cesenati, sorta cinque anni fa per valorizzare uno dei prodotti frutticoli più diffusi in quelle zone e sicuramente anche uno di quelli a maggior reddito nell’agricoltura di questa provincia.

La Corniola è tra la varietà principali, ben riconoscibile dalla sua forma inconfondibile, simile a un piccolo cuore allungato, piacevole da mangiare per il suo dolce sapore e la sua croccantezza.

La ciliegicoltura in queste zone ha una tradizione antica, anche se il maggiore sviluppo lo ha avuto attorno agli anni Trenta del secolo scorso, quando qui erano attive industrie come l’Arrigoni che producevano confetture e sciroppi. Negli anni Sessanta, però, era già iniziato il declino. «In quei tempi gli impianti erano costituiti da alberi alti venti metri, circa un centinaio per ettaro ad una distanza di dieci metri l’uno dall’altro - continua Adelmo - e raccogliere le ciliegie era diventato un costo insostenibile. Al mercato non si ricavavano neanche le spese della raccolta.

Quando i miei comprarono questo podere nel 1964, c’erano solo due alberi di Corniola». grappolo di ciliegie corniola

Adelmo è titolare dell’azienda Montelorenzone, 100 ettari di cui 40 a vigneto, 12 a ciliegio e il resto a bosco e seminativi. La Corniola rappresenta circa il 40% della superficie a ciliegio. Lo abbiamo incontrato nel suo podere sulle colline sopra Cesena, insieme con il vice-presidente dell’Aproccc, Loris Babbini, il consigliere Andrea Ceci e un produttore, Alessandro Pedrini.

Appena entrati nel podere, la differenza con gli impianti degli anni Sessanta appare subito evidente: le piante sono basse e vicine tra loro e le ciliegie si possono raccogliere quasi tutte da terra.

«L’innovazione degli impianti è ciò che ha salvato questa coltura sulle colline di Cesena. È un sistema in continua evoluzione. Oggi le piante sono a tre metri di distanza, con un’altezza adeguata per agevolare la raccolta. Arriviamo a 4-500 piante per ettaro, con una resa media di 50-60 quintali e punte che vanno fino a 100 nelle annate favorevoli per crollare a 30 quintali nel caso di stagioni particolarmente negative. Stiamo comunque sperimentando nuovi sistemi, con la possibilità di scendere anche sotto i tre metri nelle distanze tra gli alberi».

Il miglioramento degli impianti è uno degli obiettivi dell’associazione, che conta una trentina di soci, con complessivi 500 ettari di terreno, di cui un centinaio a ciliegio, per una produzione totale di cinquemila quintali. Per i soci dell’Aproccc la coltivazione del ciliegio è una vera passione e tutti sono impegnati nel miglioramento colturale e nella valorizzazione sul mercato. Un mercato che va da Bologna a Rimini, ma che straborda anche nelle regioni confinanti, dalle Marche all’Umbria ed in Toscana. «La più richiesta - sottolinea Babbini - è proprio la Corniola.

Quando arrivano le prime ciliegie in maggio, cominciano subito a richiederci la regina della nostra produzione, che matura attorno al 25 di giugno».

*(Tratto dall'intervista di Francesco Diolaiti)